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THC e CBD: proprietà mediche e principali indicazioni terapeutiche

Il CBD è il cannabinoide al centro della ricerca scientifica odierna e che ha portato una vera e propria rivoluzione nel mondo della cannabis. Oggi infatti la maggior parte delle grandi seedbank propongono differenti versioni degli strain che le hanno rese celebri, arricchite con diverse percentuali di CBD, e il cannabinoide è stato sdoganato sia nell’utilizzo a livello medico sia all’interno di decine di prodotti commerciali che vengono venduti in diversi Paesi a seconda della propria legislazione. Il CBD venne isolato per la prima volta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica dell’Università dell’Illinois nel 1940, si tratta di Roger Adams, Madison Hunt e J. H Clark. Ma ci sono voluti altri 23 anni affinché il dottore Raphael Mechoulam, considerato il padre della ricerca sui cannabinoidi, ne identificasse la struttura esatta nel 1963 insieme ai suoi collaboratori. L’anno successivo lo stesso dottor Mechoulam isolò per la prima volta il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) aprendo nuovi campi di ricerca per la cannabis in medicina. Il THC è il componente più conosciuto della cannabis e fa parte della più ampia classe dei cannabinoidi. Come è noto, è causa dell’euforia comunemente associata alla cannabis, ma è anche responsabile di molti degli effetti terapeutici della cannabis stessa. Sia il THC che il CBD hanno forti proprietà antinfiammatorie. In diverse sindromi dolorose secondarie a processi infiammatori (ad es. colite ulcerosa, artrite), la cannabis non solo agisce come analgesico ma ha anche dimostrato capacità antinfiammatorie. Nuove prove dell’efficacia dei derivati della cannabis nel trattamento di Alzheimer, sclerosi multipla e ictus, arrivano dai ricercatori della Temple University School of Medicine. L’infiammazione è un fattore comune nella progressione di ciascuno dei disturbi sopra elencati e studi precedenti suggeriscono che la cannabis possa aiutare a controllare l’infiammazione. Non solo, le doti antinfiammatorie della cannabis sono al centro della ricerca anche per il trattamento del Covid-19, perché diversi studi hanno dimostrato le potenzialità nel trattare le tempeste di citochine e l’ARDS, sintomi importanti del virus. CBD Oggi i tre grandi campi di indagine sulle proprietà terapeutiche del CBD sono quello del trattamento delle psicosi, del suo utilizzo come sostanza anticonvulsivante, specialmente in forme di epilessia pediatrica farmaco-resistente, e del trattamento delle patologie neurodegenerative, ma il potenziale utilizzo terapeutico del CBD è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi, tra i quali distonia, diabete, malattie infiammatorie, morbo di Alzheimer e malattie della pelle. In diverse forme di epilessia resistente ai farmaci tradizionali, la cannabis ad alti livelli di CBD si è dimostrata efficace nel far calare sensibilmente il numero e l’intensità delle crisi epilettiche, anche a lungo termine. Diversi studi scientifici identificano il CBD come un trattamento valido per psicosi, ansia, stress e depressione e altri disturbi neuropsichiatrici come ad esempio la sindrome da stress post-traumatico. Benefici del CBD sono stati evidenziati anche in patologie come l’autismo o nel trattamento di dipendenze.

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Che sapore ha L’olio di CBD?

Che abbiate appena iniziato ad assumere CBD o siate consumatori esperti, una delle questioni più frequenti riguarda il sapore dell’olio di CBD. Per alcuni è irrilevante, mentre altri lo trovano sgradevole. Sapevate che esistono molti metodi di somministrazione capaci di mascherare, migliorare o eliminare il sapore del CBD? Scopriteli qui. È stato definito erbaceo o di nocciola, e ad alcuni piace mentre ad altri no. Stiamo parlando, ovviamente, del sapore dell’olio di CBD. In questo articolo, analizzeremo il gusto dell’olio di CBD sotto ogni aspetto e i vari metodi per migliorarlo o camuffarlo (in base alle preferenze). Confidiamo di aver trovato delle soluzioni capaci di rendere più piacevole l’assunzione di olio di CBD—probabilmente alcune le avrete già considerate, mentre altre potrebbero sorprendervi. Il sapore dell’olio di CBD può essere descritto come un gusto acquisito, e non c’è nulla di male in questo! Molti altri alimenti o bevande hanno un sapore che si apprezza col passare del tempo (ad esempio, la birra!). Ma perché l’olio di CBD ha questo gusto particolare? Tutto dipende dalle sostanze naturali presenti negli steli, nei fiori e nelle foglie della pianta, che infondono all’olio di CBD il caratteristico aroma di terra, nocciola ed erba. Anche i terpeni svolgono un ruolo importante. Queste molecole aromatiche sono situate nei tricomi della cannabis e la loro concentrazione varia in base al patrimonio genetico della pianta. Terpeni come il limonene producono aromi di agrumi, mentre il terpinolene emana note fruttate e il mircene sprigiona sapori erbacei. Ciascuna sostanza fornisce un sapore specifico, contribuendo a plasmare il gusto finale dell’olio di CBD. Oltre ai composti fitochimici presenti nella cannabis, anche l’olio vettore influisce notevolmente sul sapore dell’olio di CBD. Per aumentare la biodisponibilità e facilitare la somministrazione del prodotto finale, l’estratto di CBD viene mescolato ad un olio vettore prima di essere imbottigliato. Gli oli vettori più utilizzati sono l’olio di semi di canapa e l’olio di oliva. Il sapore del CBD combinato all’olio di semi di canapa viene descritto come di nocciola, simile a quello rilevabile in diversi integratori alimentari e cibi salutistici. Che venga utilizzato in cucina o altrove, l’olio di oliva si distingue per il gusto sapido e pepato, perfettamente complementare al sapore del CBD modellato dai terpeni. Un altro olio molto popolare è l’olio MCT (trigliceridi a catena media), derivato dall’olio di cocco o di palma, che racchiude diverse proprietà benefiche per la salute umana. Quando si acquistano prodotti contenenti CBD, è possibile notare due terminologie ricorrenti: “spettro completo” e “CBD isolato”. Il CBD a spettro completo contiene tutti i terpeni, cannabinoidi e flavonoidi presenti nella pianta di cannabis. Questo mix genera il sapore naturale e distintivo dell’olio, apprezzato, e talvolta detestato, dai consumatori. Il CBD isolato, invece, è esattamente come il nome suggerisce. Il CBD viene estratto e separato dal resto, di conseguenza il prodotto finale non contiene nessuno dei terpeni e flavonoidi presenti invece nel CBD a spettro completo. Il risultato è un prodotto dal sapore più tenue, che risulta adatto per chi desidera assumere CBD ma non apprezza i gusti intensi. Gli oli di CBD a spettro completo contengono anche minime tracce di THC. Il CBD isolato, invece, è totalmente privo di THC, quindi risulta ideale per chi non intende sperimentare gli effetti psicotropi del cannabinoide. Probabilmente, il sistema più utilizzato per consumare olio di CBD è la somministrazione per via sublinguale (sotto la lingua). Con questo metodo, ovviamente, percepirete pienamente l’aroma dell’olio. Se non apprezzate questo sapore, potete mescolare l’olio di CBD a succhi di frutta, frullati e persino yogurt. È sufficiente versare alcune gocce di olio nella bevanda prescelta, e il gioco è fatto. I gusti fruttati copriranno completamente il sapore naturale del CBD.
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Cannabis Legale, fame chimica e obesità: cosa dice la scienza

L’uso della Cannabis, famosa per causare la cosiddetta “fame chimica”, viene in genere associato alla possibilità di aumentare di peso. Non è un mistero che a livello clinico la pianta e i suoi derivati siano utilizzati per stimolare l’appetito, per esempio nei confronti dei pazienti affetti da cancro, così come per trattare patologie direttamente collegate all’assunzione di cibo, come l’anoressia. Eppure, secondo una recente ricerca, la legalizzazione sarebbe collegata alla diminuzione dei tassi di obesità. Ma quindi qual è il rapporto tra Cannabis, fame chimica e peso corporeo? Cerchiamo di capirlo insieme con questo articolo. La sensazione di fame è legata a diversi fattori: i livelli di zucchero nel sangue e di ormoni in circolo all’interno dell’organismo; lo svuotamento completo dello stomaco e dell’intestino dopo i pasti e dopo la digestione; le segnalazioni inviate dall’ipotalamo; e le condizioni psicologiche, come ansia e stress. A queste cause si aggiungono quelle legate ai fattori esterni e sensoriali, come il profumo di un piatto particolarmente invitante o gli stimoli visivi, che, però, agiscono prevalentemente sull’appetito. Tra le interferenze esterne che possono influire sulla sensazione di fame ci sono anche quelle causate dai cannabinoidi e dalle altre componenti della Cannabis. Il CBD, il CBG e il THC, per esempio, stimolano il sistema endocannabinoide e l’ipotalamo e spingono le cellule P/D1, presenti sul fondo dello stomaco e nel pancreas, a produrre la grelina, un ormone che stimola il bisogno di cibo. È in questo caso che si assiste alla cosiddetta “fame chimica”, indotta quindi chimicamente dai cannabinoidi. Anche se spesso viene connotata negativamente, la fame chimica indotta dall’uso di Cannabis si può rivelare utile in ambito medico e scientifico. La pianta e i suoi derivati vengono infatti spesso utilizzati per trattare pazienti affetti da disturbi alimentari, come l’anoressia, o che vivono un’importante e pericolosa perdita di peso dovuta a trattamenti come la chemioterapia, che causa spesso nausea e perdita di appetito. Ma se da una parte aiuta a mangiare di più e ad apportare la giusta quantità di nutrimento all’organismo, dall’altra un uso frequente di Cannabis è associato all’aumento di peso e all’obesità? Sembrerebbe di no. A fare un po’ di chiarezza è stato un recente studio condotto dalla North Dakota State University, in collaborazione con il Center for the Study of Public Choice and Private Enterprise e la Metropolitan State University of Denver, che ha analizzato i dati raccolti nello Stato di Washington (uno dei primi ad autorizzare l’uso ricreativo di Cannabis nel 2014) dal 2002 al 2018. Dalla ricerca pubblicata su Health Economics è emerso che l’apertura dei dispensari di Cannabis ricreativa ha portato a una diminuzione dei tassi di obesità del 5,4%. Simili le conclusioni alle quali è arrivato un altro team di ricercatori nel 2019. Secondo il loro studio, disponibile su International Journal of Epidemiology e condotto sui dati raccolti attraverso un questionario e relativi a oltre 33mila persone, i consumatori di Cannabis presentavano un ridotto indice di massa corporea, soprattutto sul lungo periodo. Ad entrare ancora di più nello specifico è uno studio pubblicato nel 2021 e disponibile su Cannabis and Cannabinoid Research. Obiettivo finale: evidenziare le proprietà farmacologiche di Δ9-tetraidrocannabivarina (THCV), Δ9-tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD), i componenti isolati predominanti della Cannabis sativa, nonché il suo potenziale terapeutico nel trattamento dell’obesità. La ricerca si è basata su prove scientifiche già esistenti e la raccolta dei dati è stata eseguita nel database elettronico di PubMed. Le prove raccolte hanno dimostrato che i derivati della Cannabis sativa hanno un importante potenziale terapeutico grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e neuroprotettive. Inoltre, come già evidenziato in precedenza, le persone che fanno uso di Cannabis avrebbero un indice di massa corporea inferiore rispetto a quelle che non la consumano.

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L’uso del CBD come antinfiammatorio e miorilassante tra gli sportivi

Nella pratica clinica quotidiana, sentiamo spesso dei commenti positivi da parte dei fisioterapisti, relativi alla facilitazione del loro lavoro su pazienti che stanno assumendo cannabis. I vantaggi sono dovuti all’azione miorilassante, antidolorifica e antinfiammatoria dei fitocannabinoidi. Il CBD è insieme al THC il cannabinoide più noto e certamente più studiato. A differenza del THC, il CBD non ha effetti psicotropi e non è considerato una sostanza dopante da parte della World Anti-Doping Agency (WADA). Per tale motivo, spesso gli sportivi assumono il CBD per migliorare le loro performance sportive e i tempi di recupero dopo l’allenamento o la gara. Gli atleti rincorrono il miglioramento delle loro performance sportive, la rapidità di recupero delle condizioni fisiche, il rientro dalle condizioni di stress psico/fisico determinato dalla prova sportiva, il miglioramento delle ore di sonno necessarie per il recupero della omeostasi, il controllo del dolore muscolare e articolare, l’eliminazione dei DOMS nei giorni successivi alla performance atletica. Nella letteratura scientifica non ci sono ancora molti studi capaci di dare indicazioni precise circa l’uso del CBD nello sport. In recente articolo, pubblicato nel mese di agosto 2021, dal titolo Potential Role of Cannabidiol on Sports Recovery: A Narrative Review – Front. Physiol., 03 August 2021, si afferma che è noto e scientificamente dimostrato che il CBD, tra le molte proprietà che possiede, ha azione benefica come neuroprotettivo, analgesico, ansiolitico, antidepressivo, antinfiammatorio e antiossidante. Per tali motivi le persone che fanno sport assumono il Cannabidiolo. Ma si conclude che necessitano ancora studi, per approfondire la conoscenza dell’uso del CBD nello sport. In uno studio pubblicato nel 2020, High Prevalence of Cannabidiol Use Within Male Professional Rugby Union and League Players: A Quest for Pain Relief and Enhanced Recovery – International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism, 2020, 30, 315-322, viene preso in considerazione l’uso del CBD da parte dei giocatori Inglesi di Rugby, per migliorare il recupero post-partita, i dolori muscolari e articolari e la qualità del sonno. Poiché il CBD non è una molecola soggetta a controllo antidoping, un gran numero di atleti assume il prodotto in modo autonomo e senza essere sottoposto a controlli. Oltre il 41% dei giocatori con più di 28 anni, assume CBD, e l’80% riferisce di usarlo per controllare il dolore, il 78% per il sonno, il 68% riferisce di riceverne un benefico generale. Altro studio relative all’uso del CBD nelle performance sportive è Cannabidiol and Sports Performance: a Narrative Review of Relevant Evidence and Recommendations for Future Research – McCartney et al. Sports Medicine – Open (2020) 6:27. In questo paper, la conclusione a cui giungono gli autori è che mancano studi che indaghino direttamente come il CBD incida sulle prestazioni sportive e che sono necessarie ulteriori indagini rigorose e controllate per chiarire l’utilità del CBD nel contesto sportivo. In conclusione, possiamo affermare che esiste una evidenza circa l’effetto del CDB sulle performance sportive, suffragate dalla conoscenza dei meccanismi molecolari di azione del cannabidiolo e da un report acclarato dagli sportivi che già lo assumono in modo autonomo. Negli ultimi anni abbiamo visto un incremento dell’attività di ricerca scientifica intorno al CBD, e certamente le sue possibili applicazioni nel campo dello sport, per migliorare le performance sportive e il recupero dopo la gara, saranno teatro di ulteriori e più approfondite ricerche.

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Come il Cbd potrebbe prolungare la durata di conservazione dei cibi freschi

Secondo i ricercatori della Food Quality Laboratory dell’Università della Florida del Sud, Dipartimento di Biologia Cellulare, Microbiologia e Biologia Molecolare, l’olio di CBD, se applicato sulla frutta fresca, può funzionare come conservante che inibisce la crescita di lieviti e muffe. I ricercatori hanno applicato l’olio di CBD alla frutta fresca subito dopo il raccolto, seguita da una conservazione a 1 ° C per otto giorni e a 10 ° C per altri otto giorni. Le fragole trattate con CBD sono state valutate per la qualità visiva e la carica microbica prima e durante la conservazione e classificate in base al loro aspetto. I risultati di questo studio hanno mostrato che l’olio di CBD è efficace nel mantenere l’aspetto visivo delle fragole e ha inibito sia la crescita di lievito che di muffa sul frutto. Inoltre le fragole trattate “avevano una qualità complessiva migliore rispetto alla frutta non trattata“, affermano gli autori dello studio. Altri studi hanno suggerito che il CBD sia un potente antimicrobico. Un team di ricercatori australiani, a giugno, ha scoperto che il cannabinoide ha ucciso tutti i ceppi di batteri, compresi quelli che sono altamente resistenti agli antibiotici esistenti, ed è stato efficace nel trattamento di un’infezione della pelle nei topi. Inoltre, i batteri non sono diventati resistenti al CBD anche dopo essere stati esposti ad esso per 20 giorni, il periodo in cui i batteri possono diventare resistenti agli antibiotici. Uno studio condotto dall’Università della Danimarca meridionale, pubblicato a marzo, ha utilizzato il CBD come “composto di supporto” per migliorare l’effetto dell’antibiotico contro un’infezione da stafilococco. Quando i ricercatori hanno combinato il CBD con gli antibiotici, hanno visto un effetto più potente rispetto al trattamento con i farmaci da soli e hanno notato che per uccidere un certo numero di batteri, grazie al CBD avevano bisogno di meno antibiotici.

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È sicuro consumare CBD di Canapette e alcol insieme? || Canapette®️

La moderazione è la chiave per la sicurezza quando si consumano sia CBD di Canapette che alcol. Si sconsiglia di mescolare le due sostanze a causa del possibile effetto collaterale della sonnolenza, che potrebbe creare un pericolo per la sicurezza durante la guida, l’uso di macchinari o il lavoro in cucina. attrezzatura. Detto questo, la poca ricerca esistente sulla miscelazione di alcol e CBD si basa principalmente su studi sui roditori piuttosto che sugli esseri umani. Di conseguenza, non è ancora chiaro se sia sicuro consumare CBD di Canapettee alcol insieme. – Canapette®️ –

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Cosa può succedere quando mescoli CBD e alcol? || Canapette®️

Con una ricerca limitata disponibile sulle potenziali interazioni tra alcol e CBD, gli effetti della miscelazione delle due sostanze non sono chiari. Le potenziali interazioni sono anche soggette a variabili, come la quantità di ciascuna consumata e la quantità di THC presente nel prodotto CBD, afferma John Mendelson, MD, chief medical officer e fondatore di Ria Health con sede a San Francisco, che offre una medicina approccio basato sulla moderazione nel bere e sull’astinenza dall’alcol. A seconda della quantità, il THC può interagire con l’alcol quando si beve, afferma il dott. Mendelson. Tuttavia, non esistono ricerche sufficienti per sapere in che modo il THC nei prodotti a base di CBD possa interagire con l’alcol. “Lo 0,5% di THC consentito nei prodotti CBD derivati ​​dalla canapa può raggiungere quantità nel prodotto finale che possono causare un’interazione”, afferma Eloise Theisen, infermiera e capo infermiere presso Leaf411, una risorsa online per i consumatori su come usare la cannabis in modo sicuro ed efficace. “Vediamo livelli da 1 a 4 milligrammi di THC in alcuni prodotti concentrati di CBD di canapa”. Idealmente, è meglio acquistare CBD che contenga la quantità minima di THC per evitare interazioni tra alcol e THC, afferma il dott. Mendelson. Quando scegli un prodotto CBD, controlla l’etichetta e il del numero di lotto per trovare la quantità di THC presente nel prodotto. “La dose sarà la cosa più importante”, afferma il dott. Mendelson. “Se qualcuno rimane entro le quantità raccomandate di consumo di alcol di un drink al giorno per le donne e due drink al giorno per gli uomini e una piccola dose di CBD al livello raccomandato dal produttore, non dovrebbero esserci reazioni significative in un modo o nell’altro.” Potenziali effetti dannosi dell’uso combinato di CBD e alcol “Consiglio vivamente ai miei pazienti di non consumare alcol e cannabis insieme, sia che si tratti di CBD o THC, poiché puoi sentire un effetto più forte da entrambi quando usi l’alcol”, afferma Theisen. Gli effetti collaterali dipendono da diversi fattori, tra cui la quantità di alcol, la dose di CBD e la quantità di THC presente nel prodotto a base di CBD. La combinazione di alcol e CBD può causare sonnolenza, compromissione della coordinazione e, in rari casi, vomito, afferma Theisen. La combinazione di CBD e alcol potrebbe anche potenzialmente aumentare gli effetti dell’alcol, facendo sì che la persona si senta ubriaca o compromessa più velocemente, afferma Theisen. “Se qualcuno prendeva il CBD al mattino per alleviare l’ansia e voleva bere uno o due drink la sera, quella [combinazione] non si è dimostrata problematica”, afferma Theisen. “Prenderli contemporaneamente è il motivo per cui mi preoccupo a causa dei potenziali effetti collaterali, sia dell’alcol che del CBD”. Nel frattempo, il solo consumo di CBD e l’olio CBD di Canapette può aiutare ad alleviare i motivi per cui alcune persone bevono, come ansia, insonnia, dolore e stress post-traumatico, afferma Theisen. – Canapette®️ –

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CBD e alcol nel corpo. || Canapette®️

L’alcol e il CBD influenzano il tuo corpo in modi diversi, sebbene il consumo di entrambe le sostanze possa provocare effetti simili, come sonnolenza o sedazione. Quando bevi alcol, entra rapidamente nel tuo flusso sanguigno e i suoi effetti possono manifestarsi entro dieci minuti. L’alcol influisce sul modo in cui funziona il cervello, compromettendo potenzialmente la coordinazione e la capacità di pensare in modo chiaro e alterando sia l’umore che il comportamento. A seconda della quantità che consumi, l’alcol può influenzare il tuo modo di parlare, la memoria e il giudizio. Bere alcol può anche influire sull’equilibrio, aumentando il rischio di cadute e altre lesioni. A differenza dell’alcol, il CBD di Canapette non contiene proprietà inebrianti. Invece, il CBD di Canapette interagisce con il sistema endocannabinoide (SEC) del tuo corpo, che comprende i recettori in tutto il corpo, in particolare il sistema nervoso centrale, per produrre una varietà di potenziali effetti, tra cui: Un calmante del sistema nervoso centrale Una riduzione dei sintomi di ansia Miglioramento della qualità del sonno Una diminuzione dei sintomi del dolore cronico Detto questo, alcuni degli effetti possono essere meno desiderabili, tra cui: Sonnolenza Fatica Sedazione Nausea Diarrea Stordimento Vomito – Canapette®️ –

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Qual è la differenza tra CBD e THC? || Canapette®️

Il CBD, abbreviazione di cannabidiolo, e il THC, abbreviazione di tetraidrocannabinolo, non sono gli unici composti presenti nella cannabis, ma sono i due più discussi. Continua a leggere per scoprire tutto ciò che devi sapere sulle differenze tra questi importanti cannabinoidi.CBD e THC appartengono ad una famiglia di composti chimici chiamati cannabinoidi, che si sviluppano all’interno delle piante di cannabis. Quando consumiamo cannabinoidi possono verificarsi numerose ed affascinanti interazioni. Queste interazioni influenzano parti vitali della nostra fisiologia, motivo per cui gli oli di CBD ed altri prodotti a base di cannabinoidi sono così diffusi. Il CBD Il cannabidiolo (CBD) è il secondo composto più abbondante nella Cannabis sativa, ma questo non lo rende meno importante. Il CBD possiede alcune caratteristiche uniche che il THC non può eguagliare. È anche l’ingrediente principale del ben conosciuto olio di CBD, un integratore per il benessere quotidiano. Il CBD non è tossico, non provoca effetti inebrianti e si ritiene che abbia il potenziale per esercitare un impatto positivo sul nostro benessere supportando importanti processi biologici. Il THC Il THC è il composto principale della Cannabis sativa. Concentrazione a parte, la notorietà del THC deriva dai suoi effetti psicotropi. Mentre il CBD (ed altri cannabinoidi) possono influenzare il benessere senza notevoli effetti collaterali, il THC interagisce con regioni specifiche del cervello e provoca una sensazione di euforia (sballo) che influisce temporaneamente sul modo in cui pensiamo e percepiamo. Il THC funziona in modo più diretto, legandosi direttamente ai recettori nel cervello e nel sistema digerente. È questa interazione che causa gli effetti collaterali psicotropi ai quali abbiamo accennato in precedenza, come ad esempio: • Aumento dell’appetito • Tempo di reazione rallentato • Memoria e coordinazione alterate • Stato mentale alterato Come puoi vedere dalla differenza nei potenziali effetti, questi due composti agiscono in modi molto diversi, nonostante provengano dalla stessa specie vegetale.

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Il CBD ha effetti collaterali? || Canapette®️

L’esperienza di ogni persona con l’olio di CBD è unica. Per questo, è necessario familiarizzare con i potenziali effetti prima di incorporare il cannabinoide nel proprio regime quotidiano. La bocca asciutta, o secchezza delle fauci, è un effetto collaterale del CBD piuttosto comune che non si verifica esclusivamente quando viene fumato o vaporizzato. Questo cannabinoide interagisce con i nostri recettori collegati alle ghiandole salivari, riducendo temporaneamente la produzione di saliva. Fortunatamente, la secchezza delle fauci non è dannosa e, anche se si dovesse verificare, è un effetto collaterale che può essere facilmente contrastato bevendo acqua o succhi di frutta. Sebbene sia meno comune, la stanchezza è stata segnalata come un possibile effetto collaterale del CBD. Nella maggior parte dei casi, l’uso del CBD tende principalmente a migliorare la concentrazione e ad agire positivamente sul sonno. Tuttavia, se doveste avvertire affaticamento, riducete la dose di alcune gocce prima di aumentarla di nuovo gradualmente. Se non avete mai usato il CBD, iniziate con oli a bassa concentrazione usandoli un paio di volte al giorno. In questo modo il vostro corpo si abituerà alla sua azione. Nella maggior parte dei casi, un leggero calo della pressione sanguigna è quasi impossibile da avvertire. Tuttavia, per quelli con determinate condizioni di salute, anche una piccola riduzione della pressione sanguigna può risultare significativa. Se siete preoccupati che l’olio di CBD possa influenzare la vostra pressione sanguigna, vi consigliamo vivamente di discuterne prima con il vostro medico.